Sempre a dieta fra un pasto e l’altro


Non si è mai parlato tanto di cibo come adesso, e forse è anche piuttosto giustificato: nel mondo occidentale, nel nostro mondo quindi, i giovani adulti di oggi sono la prima generazione nella storia dell’umanità ai quali non è mai mancato il cibo, non solo, ai quali è stato sempre dato, fin dal primo giorno di vita, un cibo selezionato, scelto, dedicato, bilanciato … e troppo. E già, perché parlando ancora di generazioni, sappiamo che solo chi è nato nel dopoguerra non ha mai patito la fame e, anzi, ha sempre avuto da mangiare e da scegliere cosa mangiare. In passato i fortunati satolli erano pochissimi, e purtroppo ancora oggi ci sono delle eccezioni: ripeto che sto parlando del primo mondo, non voglio sottovalutare né dimenticare la scarsezza alimentare che ancora affligge tantissime, troppe persone. Fatto sta che oggi noi di cibo ne abbiamo troppo, e ne mangiamo troppo. Il problema del sovrappeso è importante, e se per chi ha addosso veramente tanti chili in più urge un aiuto specialistico, per gli altri (i più) che litigano con quei tre, quattro, cinque chili di troppo, vorrei condividere le mie riflessioni, e le mie strategie.

Sì, perché tre, quattro, cinque chili sono pochi, pochissimi, ma se ci abituiamo a loro possono facilmente diventare qualcuno di più, basti pensare che ingrassare di un chilo all’anno (e che sarà mai!) vuol dire avere addosso dieci chili in più dopo dieci anni, e cominciano a essere tanti. Aggiungiamo che sembra ormai certa l’equazione giusto peso = salute, ed è facile capire come sia indispensabile essere attenti e previdenti.

L’offerta alimentare intorno a noi rientra nel discorso ampio del mercato, in quanto l’obiettivo è sempre quello di farci acquistare più possibile. Purtroppo è un’offerta alla quale bisogna prestare la massima attenzione perché, per quanto ci siano già intervento di tutela e controllo che una volta ci saremmo sognati, a mio avviso le leggi vigenti non sono sufficienti a difenderci da acquisti incauti e poco salutari. Sappiamo tutti che i cibi light  lo sono solo per un verso e non per altri, che le etichette vanno lette con il microscopio, che i piatti pronti sono allettanti ma cosa ci sarà dentro ecc. ecc.

Come mi difendo io (e la mia famiglia)? Ci vuole un po’ di storia: sono cresciuta in un tempo in cui la quantità di cibo consumata rappresentava un importantissimo messaggio di benessere (come dicevo sopra, i miei genitori e tutti quelli prima ne hanno sempre avuto poco, oppure abbastanza in quantità ma non in qualità e varietà), ma ancora non si conoscevano i pesanti risvolti di un’alimentazione esagerata e sbilanciata. Quindi mangiavo, sì, tanto, ma male. La mia educazione alimentare è cominciata quando sono diventata a mia volta genitore, e dovendomi occupare della salute dei miei figli, ho scoperto tante cose interessanti anche per la mia. Certo ero abituata bene, adoro quasi tutto quello che fa male, e ne consumavo senza scrupoli.  Quando ho capito che non potevo andare avanti così, ho provato a limitare il cibo, o un certo tipo di cibo, in modo drastico, ma con risultati deludenti: dopo un periodo integralista, il desiderio di compensare quanto mi ero tolta fino a quel momento diventava così forte da farmi rituffare nelle cattive abitudini alimentari. Quindi? Quindi mi sono imposta un’educazione alimentare fatta di spostamenti minimi, puntando a risultati sulla lunga scadenza: ho incominciato a eliminare piccolissime quantità di condimento e di tutto quello  che era meglio limitare, in quantità quasi impercettibile. Ho ridotto proteine e grassi animali e aumentato legumi e verdure fresche. Dopo qualche tempo, quando ormai il mio palato e il mio stomaco si erano abituati, ho tolto ancora un pochino, e così via per forse un paio d’anni. Il risultato è che oggi la mia alimentazione è molto varia, leggera, poco condita, digeribile, bilanciata. Il mio stomaco e il mio fegato mi sono grati, perché funzionano perfettamente, funzionano così bene che ogni volta che mi permetto uno strappo alla regola, come una bella mangiata a casa o al ristorante (si vive una volta sola) , non se ne accorgono neppure e io gusto tutto pienamente senza difficoltà. Meditate …

totò che mangia gli spaghetti

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