Liquore di Erba Luisa

erba luisa

Nota anche come Limoncina, Cedrina, Erba Luigia Verbena odorosa (ma i primi due appellativi mi dispensano dallo spiegare di cosa profuma), l’erba Luisa è una pianta davvero molto bella, priva di fiori (perlomeno evidenti) ma con foglie lunghe, slanciate, di uno splendido verde luminoso.

Si può coltivare in vaso, e in questo caso manterrà dimensioni contenute, mentre in piena terra può crescere abbastanza fino a diventare un alberello. La sua caratteristica sta nel profumo intenso di limone, che si percepisce muovendo il fogliame oppure si può catturare sulla pelle semplicemente sfregando le foglie.

Ho preparato questo liquore sull’onda del desiderio di catturare l’estate, con i suoi profumi, e portarmela dietro durante i grigi mesi invernali. Non amo i superalcolici, ma un sorso profumato qualche volta può fare compagnia.

Ingredienti (per un litro di liquore):

  • Un centinaio di foglie di erba Luisa
  • Mezzo litro di alcool da liquori a 90°
  • 3 chiodi di garofano
  • 200 grammi di zuccher
  • Mezzo litro di acqua
  • 1 contenitore in vetro ermetico da almeno mezzo litro
  • 1 bottiglia in vetro da litro

Tempo di preparazione: pochi minuti, in due tempi

Tempo di riposo: 15-20 giorni

Il procedimento è semplicissimo: dopo aver raccoltole foglie, lavatele bene in acqua fredda, scolatele e tamponatele bene, ma delicatamente, con dei canovacci da cucina.

Trasferite le foglie nel contenitore ermetico, versate il mezzo litro di alcool da liquore, chiudete accuratamente, agitate un po’, infine riponete al buio. Ogni volta che ve ne ricordate, agitate un pochino il barattolo. L’ideale sarebbe una volta al giorno …

Trascorse due o tre settimane, preparate lo sciroppo: fate bollire l’acqua con lo zucchero e i chiodi di garofano. Appena lo zucchero è perfettamente sciolto e l’acqua è tornata trasparente, spegnete e lasciate intiepidire.

Prendete la bottiglia da litro e, con l’aiuto di un imbuto e un colino, versate prima l’alcool aromatizzato (vedrete che le foglie avranno perso completamente il colore), poi l’acqua con lo zucchero.

Chiudete bene la bottiglia e aspettate ancora almeno 15 giorni prima di assaggiare il liquore.

Strategie: procuratevi delle bottigliette piccoli e dalle forme originali (io le ho trovate al mercato) e riempitele con il liquore. Preparate delle etichette proporzionate, scritte a mano o al computer, completate le bottiglie e tenetele pronte come piccoli regali.

Variazioni sul tema: Potete usare lo stesso procedimento per fare il liquore alla menta. Potete variare un po’ il sapore aggiungendo all’erba Luisa un rametto di rosmarino o qualche foglia di salvia.

In preparazione …

erba luisa barattolo

Risotto d’Autunno, con castagne e salsiccia

risotto castagne

Ogni anno aspetto l’estate con trepidazione, perché sono intimamente convinta (o forse è un retaggio infantile?) che sia la mia stagione preferita: caldo, sole, libertà, vacanze.

Poi, puntualmente, arriva l’autunno, e ogni volta mi sorprende con i suoi colori fiammeggianti, con la sua luce morbida, con il tepore timido del sole … e anche perché ritorna il gusto, e il tempo,  della tavola vissuta con calma e attenzione, dei sapori ritrovati con gli ingredienti noti, ma come se fossero nuovi.

Durante una passeggiata sull’Appennino ho raccolto una grande quantità di castagne, cibo di cui sono estremamente golosa, e oltre a gustarle bollite (con una foglia di alloro) o caldarroste, ne avevo abbastanza per preparare questo risotto che è, secondo me, una delle migliori sublimazioni gastronomiche per la stagione attuale.

Questi gli ingredienti, per quattro persone:

  • 320 grammi di riso Carnaroli o Superfino Arborio o Vialone Nano
  • 20 – 30 castagne già lessate
  • 200 grammi di salsiccia
  • 1 scalogno
  • 2 rametti di rosmarino
  • 1 foglia di alloro
  • ½ litro di brodo
  • 5 cucchiai di olio evo
  • Parmigiano reggiano grattuggiato (da presentare in tavola)

Tempo di preparazione e cottura (con le castagne cotte e sbucciate e salsiccia rosolata): 25 minuti

Tempo di preparazione di castagne e salsiccia: 2 ore

Prima di tutto bisogna preparare le castagne e la salsiccia. Quest’ultima deve essere privata del budello, schiacciata e sbriciolata meglio possibile (se poi siete fortunate come me, questa operazione ve la fa il macellaio) e infine fatta rosolare senza aggiunta di condimento, ma con una foglia di alloro, finchè non sarà diventata bella croccante.

Le castagne devono essere sciacquate in acqua fredda, trasferite in una pentola capiente con abbondante acqua, fatte bollire per una mezz’ora circa (o metà tempo in pentola a pressione) finchè sono ben tenere, lasciate intiepidire. A questo punto, con l’ausilio di un coltello e un cucchiaino, dovete immolarvi per eliminare tutte le bucce e raccogliere la polpa, morbidissima, a parte.

Sbucciate lo scalogno, pulite il rosmarino con uno strofinaccio umido, raccogliete sul tagliere lo scalogno, tagliato in tre o quattro pezzi e gli aghi del rosmarino, infine tritate tutto con la mezzaluna.

In una pentola a fondo spesso mettete l’olio, fatelo scaldare, aggiungete il trito di scalogno e rosmarino, fate un po’ rosolare, quindi proseguite a fuoco bassissimo e aggiungendo, ogni tanto, un pochino d’acqua. Lo scalogno dovrà quasi disfarsi.

Aggiungete il riso e fatelo tostare nel fondo di cottura, rimescolando, mentre scaldate il brodo. Versatene una buona quantità nel riso e portate a cottura piano piano, aggiungendo brodo ogni volta che vi sembra necessario. Dopo una decina di minuti aggiungete la polpa delle castagne, che formerà come una cremina. Quando il riso è cotto, aggiungete l’ultimo tocco: la salsiccia croccante.

Il dolce della castagna si sposa perfettamente con il sapore pieno della salsiccia. Le erbe, rosmarino e alloro, aiutano molto ad amalgamare i sapori.

Gustatelo con un buon vino rosso, e consideratelo un piatto unico.

Strategie: Si possono preparare in anticipo le castagne lesse, conservandole a temperatura ambiente; si possono sbucciare, e in questo caso è meglio conservare in frigorifero. Anche la salsiccia può essere cucinata prima e conservata in frigo. Con questi passaggi, il tempo di preparazione si riduce alla cottura del riso e niente di più.

Vino: Bonarda dell’Oltrepò Pavese

Gutturnio dei Colli Piacentini

Non è il Canada, ma il nostro Appennino

autunno

Genova che non mi lascia

genova

Anche se qui si dovrebbe parlare solo di cibo, io,“una genovese in cucina”, non posso tacere davanti alla tragedia che ha colpito la mia città. Perché Genova è la mia città, tutt’ora pervasa di ricordi e di esperienze che, sono convinta, in un’altra città non sarebbero stati gli stessi. Perché c’è il mare e la campagna. Perché è piena di arte e di bellezza. Perché il dialetto genovese è quasi una lingua, ma lo parlo e lo capisco come l’italiano. Perché è severa e mugugnona e difficile da scoprire, e così ancora più sorprendente.  Perché lì sono nata, perché lì ho creato la mia famiglia, perché ho voluto che ci nascessero entrambi i miei figli, anche se già non ci abitavo più. E ci sono sepolti i miei genitori e i miei nonni.

Nel 1970 c’è stata un’alluvione identica a quella di questi giorni, e come oggi hanno fatto i giovani, anch’io allora, con i miei coetanei, sono andata a dare una mano. Abitavo nella parte alta della città, non esistevano i mezzi di comunicazione attuali, le notizie arrivavano dopo ore. Ma in certi momenti non occorre nemmeno parlare: la mattina successiva noi studenti ci siamo raccolti davanti alla scuola e “Io ho uno zio che gli si è allagato il magazzino, chi viene?”, “Io devo svuotare l’asilo dove lavora mia mamma”: in piccoli gruppetti ci siamo divisi e avviati verso un lavoro volontario che, ancora non lo sapevamo, si sarebbe rivelato fondamentale per rimettere in piedi la città. Il fango era una melma disgustosa che si era infilata dappertutto, ma piano piano, con energia e allegria, anche divertendoci (perché no? Non avevamo nemmeno vent’anni) ognuno nel suo pezzettino, abbiamo ripulito (quasi) tutto. E poi siamo tornati a scuola, inconsapevoli, ripeto, di aver fatto un po’ della storia di Genova.

Ragazzi di ieri e di oggi

alluvione 70

 

alluvione 14

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa è la più efficace presentazione di Genova, asciutta ed essenziale, puro spirito ligure: la Litania di Giorgio Caproni

 

Litanìa

di Giorgio Caproni

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.

Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita.

Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.

Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.

Genova grigia e celeste.
Ragazze. Bottiglie. Ceste.
Genova di tufo e sole,
rincorse, sassaiole.

Genova tutta tetto.
Macerie. Castelletto.
Genova d’aerei fatti,
Albaro, Borgoratti.

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un’osteria.

Genova illividita.
Inverno nelle dita.
Genova mercantile,
industriale, civile.

Genova d’uomini destri.
Ansaldo. San Giorgio. Sestri.
Genova in banchina,
transatlantico, trina.

Genova tutta cantiere.
Bisagno. Belvedere.
Genova di canarino,
persiana verde, zecchino.

Genova di torri bianche.
Di lucri. Di palanche.
Genova in salamoia,
acqua morta di noia.

Genova di mala voce.
Mia delizia. Mia croce.
Genova d’Oregina,
lamiera, vento, brina.

Genova nome barbaro.
Campana. Montale, Sbarbaro.
Genova dei casamenti
lunghi, miei tormenti.

Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.
Genova di petroliera,
struggimento, scogliera.

Genova di tramontana.
Di tanfo. Sottana.
Genova d’acquamarina,
area, turchina.

Genova di luci ladre.
Figlioli. Padre. Madre.
Genova vecchia e ragazza,
pazzia, vaso, terrazza.

Genova di Soziglia.
Cunicolo. Pollame. Trilia.
Genova d’aglio e di rose,
di Pré, di Fontane Masrose.

Genova di Caricamento.
Di Voltri. Di sgomento.
Genova dell’Acquasola,
dolcissima, usignuola.

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.
Genova viva e diletta,
salino, orto, spalletta.

Genova di Barile.
Cattolica. Acqua d’Aprile.
Genova comunista,
bocciofila, tempista.

Genova di Corso Oddone.
Mareggiata. Spintone.
Genova di piovasco,
follia, Paganini, Magnasco.

Genova che non mi lascia.
Mia fidanzata. Bagascia.
Genova ch’è tutto dire,
sospiro da non finire.

Genova quarta corda.
Sirena che non si scorda.
Genova d’ascensore,
paterna, stretta al cuore.

Genova mio pettorale.
Mio falsetto. Crinale.
Genova illuminata,
notturna, umida, alzata.

Genova di mio fratello.
Cattedrale. Bordello.
Genova di violino,
di topo, di casino.

Genova di mia sorella.
Sospiro. Maris Stella.
Genova portuale,
cinese, gutturale.

Genova di Sottoripa.
Emporio. Sesso. Stipa.
Genova di Porta Soprana,
d’angelo e di puttana.

Genova di coltello.
Di pesce. Di mantello.
Genova di lampione
a gas, costernazione.

Genova di Raibetta.
Di Gatta Mora. Infetta.
Genova della Strega,
strapiombo che i denti allega.

Genova che non si dice.
Di barche. Di vernice.
Genova balneare,
d’urti da non scordare.

Genova di “Paolo & Lele”.
Di scogli. Furibondo. Vele.
Genova di Villa Quartara,
dove l’amore s’impara.

Genova di caserma.
Di latteria. Di sperma.
Genova mia di Sturla,
che ancora nel sangue mi urla.

Genova d’argento e stagno.
Di zanzara. Di scagno.
Genova di magro fieno,
canile, Marassi, Staglieno.

Genova di grige mura.
Distretto. La paura.
Genova dell’entroterra,
sassi rossi, la guerra.

Genova di cose trite.
La morte. La nefrite.
Genova bianca e a vela,
speranza, tenda, tela.

Genova che si riscatta.
Tettoia. Azzurro. Latta.
Genova sempre umana,
presente, partigiana.

Genova della mia Rina.
Valtrebbia. Aria fina.
Genova paese di foglie
fresche, dove ho preso moglie.

Genova sempre nuova.
Vita che si ritrova.
Genova lunga e lontana,
patria della mia Silvana.

Genova palpitante.
Mio cuore. Mio brillante.
Genova mio domicilio,
dove m’è nato Attilio.

Genova dell’Acquaverde.
Mio padre che vi si perde.
Genova di singhiozzi,
mia madre, Via Bernardo Strozzi.

Genova di lamenti.
Enea. Bombardamenti.
Genova disperata,
invano da me implorata.

Genova della Spezia.
Infanzia che si screzia.
Genova di Livorno,
Partenza senza ritorno.

Genova di tutta la vita.
Mia litania infinita.
Genova di stocafisso
e di garofano, fisso
bersaglio dove inclina
la rondine: la rima.

Insalata russa sprint

insalata russa

La mia amica Carla, donna di grande simpatia e ancor più di inesauribile energia, che vive in una bellissima casa in Maremma immersa tra gli ulivi, durante una cena mi ha offerto una insalata russa squisita, apparentemente classica ma molto più appetitosa. Naturalmente le ho chiesto la ricetta e … non volevo crederci: questa insalata russa è pronta in pochi minuti!

Certo, dobbiamo per un attimo abbandonare le regole della cucina sana e dietetica (ultimamente sto sgarrando un po’, lo so …) ma il risultato è molto interessante. Del resto, a tutti può capitare di aver voglia di qualcosa di stuzzicante, o di dover preparare un antipasto veloce e poco impegnativo. Questa insalata russa risolve molti problemi!

Ingredienti per una bella ciotola:

  • 1 vasetto di giardiniera sotto aceto
  • 1 vasetto piccolo di pisellini lessati
  • 5 cucchiai di maionese pronta
  • 1 cucchiaino di senape

Tempo di preparazione: 8 minuti (giuro!), ma in anticipo.

E’ già tutto chiaro, no? In ogni caso, spiego.

Scolate la giardiniera, strizzatela bene da togliere più aceto possibile, mettetela nel mixer e, facendo girare a intermittenza, tritate le verdure in modo grossolano. Trasferitele nella ciotola.

Scolate mezza scatoletta di pisellini, sciacquateli sotto l’acqua fredda, scolateli ancora bene e aggiungeteli alla giardiniera.

Condite con la maionese e la senape.

Lasciate riposare alcune ore, quindi servite, e sentirete …

Strategie: Si può, anzi si deve preparare in anticipo.

Variazioni sul tema: Se li avete preparati, potete aggiungere alla giardiniera qualche zucchina sotto aceto o melanzana sott’olio. Potete arricchire la maionese, oltre che con la senape, con qualche goccia di tabasco, rendendola così un po’ piccante. Se volete una versione vegana, potete sostituire la maionese con la salsa Tahine, equivalente vegetale di origine mediorientale. E naturalmente potete usare questa base per sbizzarrirvi nelle più fantasiose decorazioni, come questo pesciolino che ho trovato in rete

insalatarussa1