Cubbaita


cubbaita

La mia amica Adriana (molto più di un’amica!), quando viene a casa porta un raggio di sole caldo e colorato della Sicilia. Adriana è nata ad Agrigento, all’ombra della Valle dei Templi, dove forse ci si poteva aspettare l’amore per l’archeologia. Per fortuna di chi le vive vicino e la vede spesso, come me, ha invece sviluppato passione e talento per la cucina.

Tra le numerose prelibatezze che ho imparato, e assaggiato, da Adriana, c’è la Cubbaita, un croccante di mandorle squisito, che si prepara tradizionalmente per le feste di Natale (ma è buono tutto l’anno) e deriva il suo nome dall’arabo “quibbiat” che significa mandorlato.

Mi permetto un accenno non gastronomico, e volutamente leggero, ma ahimè assai attuale: viviamo un momento di tensione e di dolore dove le vite umane sono sprecate con insopportabile leggerezza in nome di principi ben poco comprensibili. Poi ci spostiamo in cucina, e lì scopriamo che i confini, le contaminazioni, le identità meno definite aprono spazi golosi e, mentre nulla tolgono, arricchiscono e donano piacere.

Per fare una generosa Cubbaita (non riesco a togliere il maiuscolo a un nome così pieno di storia) occorrono:

  • 500 grammi di mandorle non pelate e di qualità (le migliori, indovinate un po’, sono le siciliane)
  • 350 grammi di zucchero bianco
  • 100 grammi d’acqua
  • 1 pentolino piuttosto capiente, per non bruciarsi
  • 1 piano resistente al calore foderato con carta da forno bagnata e strizzata

Tempo di preparazione e cottura: 20 minuti circa

Mettete su fuoco dolce tutti gli ingredienti: zucchero, acqua, mandorle, e portate a ebollizione. Piano piano lo zuccherò si scioglierà e diventerà uno sciroppo trasparente. Dopo un po’, comincerà a caramellare: rimescolate, rimescolate, rimescolate incessantemente con un cucchiaio di legno. In un primo momento lo zucchero si cristallizzerà intorno alle mandorle (volendo potreste anche finire qui, non avrete la Cubbaita, ma mandorle caramellate), poi tornerà a sciogliersi e a caramellarsi. E’ pronta: versatela sul piano con la carta da forno e, usando il cucchiaio di legno, stendetela meglio che potete.

Lasciatela raffreddare perfettamente, rompetela con le mani, grossolanamente, e servitela. Irresistibile!

Si conserva a temperatura ambiente e per un paio di settimane, se conservata all’aperto; anche più a lungo se insacchettata nel cellophan.

Strategie: se avete un limone non trattato, lavatelo bene e usatelo per stendere la Cubbaita: le darete anche una punta di aroma agrumato.

Attenzione che la temperatura di fusione dello zucchero è 180 gradi! Quasi il doppio dell’acqua che bolle! Fate attenzione a non scottarvi e considerate attentamente le dimensioni della pentola.

Variazioni sul tema: granella di pistacchio di Bronte, un pizzico di cannella, un pochino di scorza di arancia o limone non trattati possono dare un tocco diverso alla vostra Cubbaita.

Una splendida veduta della Valle dei Templi di Agrigento

Agrigente_2008_IMG_2019

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6 thoughts on “Cubbaita

    1. Sono contenta di essere letta anche da così lontano! Grazie per l’ulteriore variazione sul tema, molto interessante, e per la dritta ai fortunati possessori di un piano in marmo 🙂

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