Torta di zucca, pere e gorgonzola


torta zucca pere e gorgonzola

E’ dolce o salata? Non saprei dirlo: l’insieme di questi ingredienti rivela un sapore così particolare da renderne difficile la definizione. Vale la pena assaggiarla per gustare qualcosa di diverso, ma che (tranquilli!) si comporta molto diligentemente e va bene come antipasto, come piatto di mezzo o di rinforzo, come contorno.

Gli ingredienti per una tortiera di 25 centimetri circa di diametro:

Per la pasta:

  • 100 grammi di farina
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • 1 pizzico di sale
  • Acqua ghiacciata

Per il ripieno:

  • 300 grammi di zucca pulita
  • 150 grammi di gorgonzola morbido
  • 1 pera Abate o Kaiser, grande
  • 1 uovo
  • Latte se necessario
  • Poco sale

Tempo di preparazione: 30 minuti

Tempo di cottura: 30-40 minuti

Prima di tutto preparate la pasta: impastate la farina (ormai ho imparato a scegliere tra le farine semi integrali) con l’olio, il sale e l’acqua sufficiente per fare una pasta morbida ed elastica ma asciutta. Mettetela in una ciotola, coprite con un piatto o una pellicola e fatela riposare almeno mezz’ora, e anche più se possibile.

Intanto che la pasta riposa, cuocete la zucca. Io preferisco farlo nel microonde, la zucca si prepara in pochi minuti e non si sfalda, ma si può scegliere di farla bollire, se fosse molto dura, o stufare in pentola con poca acqua.

Quando la zucca è pronta e un pochino raffreddata, schiacciatela bene con una forchetta per disfarla, aggiungete il gorgonzola tagliato a pezzettini e cercate di amalgamare, aiutandovi, al bisogno, con un pochino di latte. Infine sbucciate la pera, tagliatela a dadini e aggiungetela all’impasto. Legate tutto con un uovo. Assaggiate per il sale, se credete, ma io preferisco non metterlo.

Accendete il forno statico a 200°.

Ungete leggermente la tortiera.

Infarinate un piano (madia, tagliere, foglio di silicone) e stendete la pasta molto sottile. Foderate, con delicatezza, la tortiera, riempite con il ripieno, rigirate l’esubero di pasta intorno ai bordi, per fare un bel bordo croccante, e infornate.

Gustatela calda o tiepida, non fredda (c’è il formaggio!).

Vino: Sauternes

Con questo piatto partecipo al contest di ottobre di Prelibata

Paul Cezanne, Tre pere

Paul-Cezanne-Three-Pears

 

 

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Vi presento il Carciofo di Albenga


carciofi di albenga

Cosa intendo con: vi presento il Carciofo di Albenga? Per chi lo conosce, non c’è bisogno di presentazioni. Per chi non lo conosce, probabilmente penserà: E allora, un carciofo, un altro…

Non è così. Il Carciofo di Albenga è una rara prelibatezza, una specialità da gustare e da apprezzare per l’inconfondibile delicatezza del sapore e la straordinaria tenerezza.

E’ infatti un carciofo dove si mangia praticamente tutto: si elimina solo il primo giro di foglie esterne, mentre il gambo (squisito, con un leggero sentore di mandorla) va privato della parte esterna, e gustato in quasi tutta la lunghezza. Le foglie sono tenere fino all’attaccatura delle spine.

Si coltiva, ed è pronto da adesso fino alla fine di aprile, nella piana di Albenga e nella zona immediatamente intorno. E’ una produzione limitatissima, di cui ne viene esportata solo una minima parte (mentre carciofi millantati di Albenga ce ne sono, ahimè, molti).

La pianta è piuttosto alta, il capollino è invece relativamente piccolo, rotondo, con foglie che sembrano acquerellate di verde e di viola, e spine gialle. E’ bellissimo, e il modo migliore per conservarlo è in vaso, immersi nell’acqua come un mazzo di fiori.

Come si consuma? In un modo solo: crudo! Crudo, una foglia alla volta staccata con le mani, e poi immersa in una ciotolina di buon olio evo ligure. La parte finale si taglia e si immerge ugualmente, costituisce davvero l’ultimo ghiotto boccone.

Chi ha detto che la cucina migliore è quella complicata?

 

Finocchi con olive, pomodorini secchi e maggiorana


finocchi olive e pomodori secchi

I finocchi, benché abbiano un sapore definito, si sposano molto bene con ingredienti ben saporiti

E’ il caso di questa facile ricetta, e costituisce un buon contorno adatto sia alla carne che al pesce.

Ecco gli ingredienti per 4 persone:

  • 2 finocchi di media grandezza
  • 3 pomodori secchi
  • 1 dozzina di olive verdi denocciolate
  • 2 pizzichi di maggiorana secca
  • 3 (circa) cucchiai di olio evo

Tempo di preparazione: 15 minuti

Tempo di cottura: 30 minuti

Pulite i finocchi tagliandoli a quarti, privandoli delle foglie esterne più dure (da conservare per fare una buona crema di verdura). Lavateli accuratamente tra le foglie, quindi tagliateli a fettine sottili. Usate il coltello di ceramica e farete in un attimo.

Tritate grossolanamente i pomodori secchi.

Mettete sul fornello acceso a fuoco dolce un tegame di terracotta (importante per la diffusione del calore), versate mezzo bicchiere d’acqua, appoggiate sopra metà delle fettine di finocchi, metà delle olive e la metà dei pomodori secchi tagliuzzati. Ora ponete sopra quel che resta dei finocchi, delle olive e dei pomodori secchi, completate con la maggiorana e l’olio. Coprite e lasciate cuocere a fuoco molto dolce, cercando di non rimescolare, ma facendo solo attenzione che non si attacchino al fondo e non si asciughino troppo. Nel caso, aggiungete qualche sorso d’acqua.

Tutto qui. Dopo una mezz’oretta saranno pronti, morbidissimi e profumati degli appetitosi sapori che li accompagnano.

Serviteli caldi, non bollenti.

Sono un perfetto contorno per un piatto privo di intingolo: donano sapore e colore!

Strategie: Si conservano perfettamente alcuni giorni in frigorifero, anzi il sapore migliora. Perfetti per gli amici vegetariani e vegani.

Quando la natura si inventa l’arte: finocchio selvatico in fiore insieme alla lavanda

finocchio e lavanda

Risotto con carote e mandorle


risotto carote e mandorle

Questo è un piatto che piacerà ai vegetariani e ai vegani, ai celiaci e agli intolleranti al lattosio, a tutti quelli che sono a dieta … spero piaccia anche agli altri!

Ingredienti per quattro persone:

  • 320 grammi di riso Carnaroli o Superfino Arborio o Vialone nano
  • 1 scalogno
  • 4 carote
  • 1 pezzetto (circa 2 cm) di radice di zenzero
  • 50 grammi (abbondanti) di mandorle
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • Qualche pizzico di maggiorana (anche secca)
  • Brodo
  • Parmigiano grattuggiato (facoltativo)

Tempo di preparazione: 15 minuti

Tempo di cottura: 20 minuti

Tritate lo scalogno, mettetelo, cin mezzo bicchiere d’acqua,  nella pentola dove cuocerete il riso e fatelo andare lentamente, finchè non diventa trasparente.

Nel frattempo, spuntate le carote e lavatele bene in superficie (se possibile, senza sbucciarle). Pulite lo zenzero. Tritate insieme carote e zenzero.

Versate il riso nella pentola, mescolate bene con il fondo di cottura, bagnate con il vino bianco e lasciate evaporare, senza che asciughi troppo. Aggiungete il trito di carote e zenzero, mescolate ancora molto bene, bagnate con un po’ di brodo e portate lentamente a cottura, alternando mescolate con aggiunta di brodo.

Nel frattempo, tritate grossolanamente le mandorle.

Quando il risotto è pronto, profumatelo con la maggiorana e aggiungete quasi tutte le mandorle. Le ultime vi serviranno come decorazione, quando preparerete i piatti individuali.

Il parmigiano non è previsto, servitelo a parte per gli irriducibili.

Visto? Niente carne, niente latticini, niente grassi, niente farine. Però tutt’altro che punitivo, anzi! Ha un sapore molto fresco e stuzzicante, insolito ma non troppo. Secondo me piace anche agli altri!

Vino: Soave

Chi lo direbbe? La carota fiorita

fiore carota

 

Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare


spreco alimentare

Il 5 febbraio scorso si è celebrata la Giornata nazionale contro lo spreco alimentare.

Francamente, dovremmo aver capito tutti che lo spreco, alimentare e non, ormai non ci è più concesso, pena davvero rimanere senza risorse di ogni tipo.

Chi mi legge sa che, non solo per il nome, i miei suggerimenti sono sempre rivolti a “non sprecare”: risorse, tempo, energia.

Voglio quindi cogliere l’occasione per fare il punto della situazione, una piccola traccia (che spero tutti o quasi trovino ovvia!) su cosa fare per cercare di far rendere tutto al meglio e al (quasi) massimo:

  • Quando si fa la spesa di prodotti freschi, magari dal contadino (dove io per prima mi lascio prendere da enorme entusiasmo davanti a tanto bendidio fresco e croccante!), bisogna valutare il tempo necessario, dopo, per lavorarli: molte verdure, soprattutto in foglia, appassiscono rapidamente in frigorifero, ed è necessario organizzarsi per prepararle subito, almeno in termini di pulizia e prima cottura
  • Riordinare regolarmente frigorifero e dispensa, per scovare eventuali avanzi, prodotti prossimi alla scadenza, mini porzioni da recuperare
  • Un pezzetto di formaggio, qualche cucchiaio di ragù, poche fette di prosciutto, una fettina di carne, tritate insieme e impastate con uova e un po’ di ricotta o latte formano una, non dico ottima, ma buona torta salata che celerà perfettamente il segreto di essere costituita da ingredienti di recupero
  • I torsoli di cavolfiore e broccoli, le foglie più dure dei finocchi e delle insalate si surgelano e, al momento giusto, vanno tranquillamente in pentola, con qualche patata, per diventare ottime creme di verdura. Se il risultato fosse troppo amaro, basta aggiungere una mela.
  • I carciofi, la mia verdura preferita, sono però una dannazione dal punto di vista dello spreco: le foglie più dure sono troppo fibrose e indigeribili. Si possono però far seccare e utilizzare per preparare decotti e tisane, buonissimi oltre che efficaci.
  • La verdura per il soffritto (sedano, carota, cipolla, prezzemolo) si può pulire e surgelare: è anche comodissimo averla bella pronta al bisogno.
  • Infine, un aspetto solo apparentemente banale: la data di scadenza dei prodotti, il “da consumare prima del …”. Molti anni fa la data di scadenza semplicemente non esisteva. Il latte era buono finchè non cagliava, il burro e i latticini fintanto che non irrancidivano, pasta e riso potevano fare le farfalline … Naturalmente nessuno aspettava di arrivare a quei punti! Con buon senso, il prodotto veniva consumato prima. Ma sapete come vengono stabilite queste scadenze? Me lo ha raccontato una persona che ha lavorato in una Centrale del latte: con appositi macchinari che simulano sbalzi di temperatura e contaminazioni batteriche, si stressano artificialmente i prodotti e si calcola dopo quanto tempo non li si può più consumare. Naturalmente, su dieci vasetti di yogurt, non tutti si deteriorano nello stesso momento, ma la data di scadenza viene calcolata, in via prudenziale, più anticipata possibile. A questo punto, è facile capire che gettare uno yogurt buono solo perché sull’etichetta c’è la data di uno o due giorni prima, è davvero uno spreco! In ogni caso, io mi sono sempre fidata più del mio palato che delle date, e sono sempre stata benissimo!