Lo yogourt home-made

yogourt brattoli

Ho provato a fare lo yogourt in casa e il risultato è straordinario!
E’ andata così: avevo provato a prepararlo in passato, sia con i fermenti vivi (una massa inquietante che cresceva, cresceva …) sia con una specifica macchinetta (aggeggio ingombrante e presto dimenticato), e avevo quindi abbandonato l’idea.
Casualmente, parlo con la mia amica Silvia, la ragazza con gli occhi più azzurri del mondo, e lei mi racconta che la sua mamma Giusy fa uno yogourt buonissimo, così buono che persino lei, che non ne va pazza, lo trova squisito.

Detto fatto, Silvia mi mette in contatto con la sorella Gloria, che a sua volta intervista la mamma, ed ecco la ricetta.
Io ho seguito passo passo: il risultato è una crema di yogourt deliziosa, con appena una punta di acido, delicata, quasi un dessert.

Per chi vuole provare, ecco come si fa.

Si parte con un litro di latte fresco intero e uno yogourt fresco intero

Sarebbe comodo avere anche un termometro da cucina (io l’ho comprato online a meno di 10 euro)
Servono anche, ovviamente, dei barattolini adeguati, che si possano chiudere bene e che siano perfettamente puliti.

Ho portato a bollore il latte e l’ho lasciato bollire per dieci minuti (mamma Giusy dice che, se bolle di più, lo yogourt viene più denso). E’ un lavoro un po’ di attenzione perché, si sa, il latte che bolle si gonfia ed esce dal pentolino, quindi bisogna tenere la fiamma molto bassa, controllare, eventualmente allontanarlo qualche secondo.

Intanto, man mano, si toglie la schiumetta che si forma in superficie.

Ora si deve far raffreddare il latte fino a 38, massimo 40 gradi. E’ qui che serve il termometro ma, se non lo si ha, si attende fin quando lo si sente caldo, ma che non scotta più (la famosa “tecnica del mignolo” 😉

A questo punto, ho versato lo yogourt in una coppetta, e ho aggiunto quattro o cinque cucchiai di latte, mescolando bene. Bisogna fare attenzione che non si formino grumi, e questo passaggio aiuta molto.

Ho messo lo yogourt allungato nel latte e ancora ho mescolato molto bene.

Ho versato il latte nei barattolini, li ho chiusi, e infine mi sono inventata l’ultimo passaggio.

Mamma Giusy suggerisce di trasferire i vasetti in un contenitore ermetico, coprirlo con una copertina calda, passare tutto nel forno scaldato a 50 gradi per un minuto, e dimenticarseli per un minimo di sei a un massimo di 12 ore.

Io non avevo il contenitore ermetico, quindi … Ho preso un vecchio pullover di lana, l’ho infilato nel forno a microonde, ho sistemato i barattolini tra le falde del pullover di modo che stessero ben caldi, e li ho lasciati per il tempo indicato (sette ore, nel mio caso) lasciando la porta del forno appena aperta, di modo che non entrasse aria, ma restasse accesa la lucina.

Come dicevo, uno spettacolo! Gli yogourt industriali, anche i più buoni e golosi, non sono nemmeno paragonabili al sapore e alla cremosità non stucchevole di questo yogourt.

Io l’ho già preparato in diverse versioni: con i mirtilli al naturale, con due cucchiai di caffè, con un po’ di cacao, con la spremuta di arancia, con i semi di girasole, con la curcuma … è sempre buonissimo!
Grande Giusy!

yogourt mirtilli

Torta pere e cioccolato (molto) light

torta pere cioccolato

Tempo fa ho pubblicato la ricetta di una torta di mele leggera e ricca di frutta, ricetta che ha avuto un gran successo, soprattutto tra i miei contatti “non virtuali”, gli amici che frequento, con i quali mi incontro e che, tra l’altro, spesso mi regalano qualche idea.

Ho fatto questa versione con il classico abbinamento pere+cioccolato, ed è stata molto apprezzata, quindi ve la racconto:

Gli ingredienti sono facilmente intuibili dalla ricetta della torta di mele, ma per comodità li trascrivo qui, aderenti alla mia versione:

  • 3 pere Abate
  • 100 g. di farina
  • 100 g. di zucchero
  • 50 g. di cioccolato fondente
  • 2 uova
  • 3 cucchiai colmi di cacao
  • 1 manciata di nocciole tritate grossolanamente
  • Mezzo bicchiere di latte
  • Il succo di mezzo limone
  • Pochissimo burro
  • 1 teglia da circa 25 cm. di diametro

Tempo di preparazione: 20 minuti

Tempo di cottura: 45 minuti

In genere, io mi preparo tutti gli ingredienti pronti per essere impastati. In questo caso, sbuccio le pere e le taglio a fettine, bagnandole man mano con il succo del mezzo limone perché non si ossidino; trito le nocciole; spezzetto il cioccolato fondente.

Accendo il forno statico a 200 gradi.

Ungo leggermente la teglia con il burro, e verso le pere tagliate. Come per le mele, si possono mettere già nella teglia man mano che si puliscono, evitando così di sporcare una ciotola in più.

Però, se preferite preparare le pere prima, una volta che sono nel tegame, nella stessa ciotola si prepara l’impasto: sbatto velocemente le uova con lo zucchero, quindi aggiungo la farina e, aiutandomi con il latte, faccio in modo che la consistenza resti morbida e cremosa. A questo punto unisco il cacao, le nocciole tritate e il cioccolato spezzettato, rimescolo bene infine verso tutto il composto sulle pere. Livello un po’ il tutto e metto nel forno.

Dopo circa 30 minuti è meglio dare una controllata. Di solito la torta ha bisogno di un pochino più di tempo per cuocere, ma molto dipende dal forno che, si sa, non ce n’è uno uguale all’altro.

La torta è pronta, ed è squisita sia calda, magari accompagnata da un pochino di gelato alla crema o alla frutta, sia fredda. Con queste proporzioni non è troppo dolce, in essa prevale la consistenza e il sapore della frutta. Questo fa sì che sia gradita sia ai super golosi che a chi preferisce gusti meno decisi.

Nelle nature morte di Paul Cezanne è facile trovare le pere

pere cezanne

 

Filetto di tonno al pistacchio

tonno al pistacchio

Oggi con un’amica si parlava delle stagionalità dei pesci, un dettaglio importante a cui non tutti fanno caso. Lo dico con una certa sicurezza, mi capita abbastanza spesso di trovarmi con qualcuno davanti al banco della pescheria, oppure al ristorante, e mentre io mi stupisco nel notare pesci che si dovrebbero vedere solo in periodi diversi (e infatti quelli presenti, a ben guardare, sono arrivati dopo ore di volo), altri non ci badano affatto. Evidentemente pensano che il mare sia un’enorme vasca dove indifferentemente si tirano su tutto l’anno un po’ le stesse cose.

Non è così, naturalmente, e io cerco (quasi) sempre di fare scelte di stagione, perchè più economiche oltre che sostenibili.

Questa volta, lo confesso, ho fatto un’eccezione: ho letto di questa semplicissima ricetta da preparare con il tonno e … l’ho comprato. Non ho voluto nemmeno sapere da dove venisse, il tonno (occhio non vede …).

La suggerisco perché, comunque, è buona, particolare, velocissima e sana.

Gli ingredienti e la spiegazione sono il trionfo della semplicità: per ogni commensale sono sufficienti una fetta di tonno fresco e una manciata di pistacchi, tritati grossolanamente, oltre a un pochino di olio.

Si prepara la granella di pistacchio in un piatto steso, si ungono leggermente le fette di tonno (con un pennello o con le dita) per renderle più aderenti, si passano nella granella e si cuociono in una padella senza altro condimento.

Ricordarsi sempre la regola aurea della cottura del pesce: mai cuocerlo troppo, o diventerà duro e stopposo. Il pesce deve essere ben cotto all’esterno, ma appena ha preso questo aspetto, spegnete il fornello e lasciatelo ancora un mezzo minuto in padella. Il calore esterno si diffonderà anche all’interno, cuocendo le fibre quel tanto che basta da non mangiarlo crudo, ma comunque morbido e succoso.

Finito! La presenza dei pistacchi, saporiti, rende inutile anche l’aggiunta di sale e contribuisce a smorzare il sapore leggermente dolce del tonno. In questo modo è un piatto assai gradito anche ai bambini.

Strategie: tagliato a cubetti è perfetto per l’aperitivo o come antipasto

Variazioni sul tema: se, come me, amate comunque che l’interno del pesce sia un po’ crudo, ricordatevi prima di surgelarlo per 96 ore e lo libererete da insidiosi parassiti.

La “panatura” si presta a numerose varianti per renderla più consistente: si può aggiungere un po’ di pane grattuggiato, oppure pomodori secchi tritati, e qualche semi aromatico.

Vini: Pinot grigio, Roero Arnais

Volete conoscere i pesci di gennaio? Li trovate qui

La bellissima pianta del pistacchio

pistacchi-di-Bronte

Tortilla de patatas

tortilla

Sono sempre stata poco attratta dalla tortilla, o meglio, mi era capitato di assaggiarla anni fa proprio in Spagna (caspita, uova patate e cipolle, mi piace tutto, sarà buonissima!) ed ero rimasta molto delusa: mi era stato proposto un composto asciutto e denso, buono nel sapore, ma molto sgradevole nella consistenza.

Qualche giorno fa, in un momento post-feste in cui avevo poca voglia di cucinare (rigetto fisiologico dopo le grandi abbuffate) e vari ma scompagnati ingredienti in frigorifero, ho pensato di cucinarne una che naturalmente, se la propongo qui, ha smentito la mia percezione iniziale ed è venuta buonissima.

Ingredienti per 4 persone:

  • 5 uova
  • 1 bel cipollotto di tropea
  • 4 patate di media grandezza (o equivalenti)
  • 100 grammi circa di ricotta
  • 4 cucchiai di olio evo
  • Qualche sorso di latte
  • Qualche seme di girasole
  • Sale, pepe

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 10 minuti per far bollire le patate + 30 minuti nel forno

Ho sciacquato le patate e le ho messe a bollire con la buccia, salando leggermente l’acqua. Le ho scolate piuttosto al dente, nel momento in cui, pungendole con lo stecchino, questo passava, ma a fatica.

Nel frattempo, ho pulito e affettato la cipolla.

Ho scolato le patate in una ciotola di acqua fredda, per non scottarmi mentre le tagliavo, e le ho preparate a cubetti. Con la buccia molto sottile ho ritenuto di non sbucciarle.

Ho acceso il forno, statico, a 200 gradi.

Ho scaldato l’olio in una padella piuttosto ampia, dove ho fatto dorare, delicatamente e leggermente, la cipolla, giusto il tempo perché incominci a disfarsi. Ho aggiunto le patate e le ho fatte dorare anch’esse, muovendole con attenzione per non sfarinarle, finchè hanno fatto un po’ di crosticina.

Ho spento e ho aggiunto, nell’ordine, il latte (per raffreddare), la ricotta, le uova appena sbattute, sale pepe e i semi di girasole. Ho mescolato bene dopo ogni ingrediente per distribuirli perfettamente.

Ho trasferito tutto in una teglia di circa 20 cm di diametro, perché rimanesse un pochino alta, e ho messo in forno per circa mezz’ora, ovvero finchè non ho visto la superficie ben asciutta, colorita e compatta.

Sfornato e … buonissima calda, squisitissima fredda! Morbida e succulenta come la tortilla dei miei sogni.

Credo che questo piatto possa piazzarsi ai primissimi posti in una ipotetica gara di ricette low cost!

Strategie: si possono lessare le patate in anticipo, così non c’è nemmeno il problema di scottarsi. Di più, si possono usare patate lesse, o arrosto, avanzate.

Vino: Teroldego, Lagrein

La rappresentazione del toro libero e felice al pascolo, come (quasi) tutti lo vorremmo pensare

toro spagna

Coq au vin

coq au vin

Ricordo che un po’ di anni fa, almeno nel mio giro di amicizie, la cucina francese era molto apprezzata e praticata. Ci piacevano molto le sue cremosità, gli abbinamenti un po’ insoliti, l’uso generoso della panna che ammorbidiva tutti i sapori.

Poi il vento è cambiato, la cucina mediterranea ha giustamente riscoperto il suo fascino e il suo valore, e le ricette prima preparate con regolare frequenza sono state pian piano dimenticate …

Non so dire perché improvvisamente mi è venuta voglia di cucinare il coq au vin, il pollo al vino, e rileggendo la ricetta classica ho, con piacere, capito che si poteva facilmente aggirare il contributo francese (e calorico) per farne un piatto adatto alle tavole di oggi.

E’ solo un po’ lunghetto, a cominciare dalla marinatura

Gli ingredienti:

  • 1 pollo (e qui, non ce n’è, migliore è il pollo e ancora migliore sarà il risultato finale)
  • 20 cipolline (circa)
  • 20 funghi champignon (circa)
  • 3-4 cucchiai di olio evo
  • 1 noce di burro
  • 2 cucchiai di farina
  • 1 cucchiaio di dado

Marinatura

  • Mezza bottiglia di vino rosso robusto (andrebbe il Bordeaux …)
  • 1 rametto di rosmarino, 1 di salvia, 1 foglia di alloro
  • 2 carote
  • 1 scalogno
  • 10 grani di pepe nero
  • 5 bacche di ginepro
  • 2 chiodi di garofano

Tempo di preparazione: ½ ora + 12 ore per la marinatura + 1ora e mezzo di cottura

Almeno 12 ore prima di cucinarlo, ho messo il pollo a pezzi in un contenitore ermetico capiente, l’ho coperto con il vino, ho aggiunto gli altri ingredienti della marinatura (le carote e lo scalogno a fettine) e ho messo tutto in frigorifero.

Mi sono portata avanti con le verdure: ho pulito le cipolline (per non piangere fino allo sfinimento, io le sbuccio tenendole dentro l’acqua di una ciotola, e conservo nell’acqua anche quelle pulite) e i funghi (ho tagliato via le estremità terrose dei gambi, quindi ho messo tutto a bagno e sciacquato due o tre volte).

Al momento di cucinare, ho preso una pentola di terracotta molto capiente, ho sciolto il burro a calore abbastanza vivace e ho fatto rosolare le cipolline per 7-8 minuti. Ho tolto le cipolline, aggiunto l’olio e messo i pezzi di pollo, e ho rosolato anch’essi molto bene su tutti i lati. Alla fine ho aggiunto la farina e ho rimescolato per creare un po’ di cremina.

Intanto ho filtrato il vino della marinatura, ne ho scaldato un po’ e l’ho aggiunto al pollo. Ho aspettato che prendesse il bollore, e ho versato nell’intingolo le carote e lo scalogno, ho coperto e lasciato cuocere indisturbato per circa mezz’ora. Ogni tanto controllavo e ho anche rabboccato un po’ di vino.

Intanto ho cucinato i funghi, ovvero li ho saltati in una padella a parte con un cucchiaio d’olio, affinchè dessero fuori tutta l’acqua, che ho fatto evaporare a fiamma vivace.

Ho aggiunto le cipolline e i funghi, ho insaporito con il dado, e ho coperto. Il tutto è stato pronto dopo un’altra mezz’ora abbondante.

Il tocco francese? Crostini di pane caldi e ben tostati.

E’ un piatto molto gustoso, il cui sughetto è reso particolarmente fragrante e saporito dalle spezie della marinatura. E’ leggero (l’alcool del vino evapora completamente, resta solo il sapore), comodissimo perché contiene già il suo contorno, perfetto per questi giorni corti e freddi dell’inverno.

Strategie: Per abbreviare i tempi della marinatura e portarli a sei-otto ore, si può conservare il pollo fuori dal frigo, in ambiente non troppo caldo.

Vino: lo stesso della marinatura

Bordeaux, il Miroir d’Eau e il castello Vallendraud con i suoi vigneti

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