Pillola della settimana – Come siamo arrivati a sprecare così tanto


pillole

Dopo aver preso atto dei numeri spaventosi relativi allo spreco alimentare, la prima domanda che mi sono fatta è stata: come abbiamo potuto arrivare a questo punto?

Ricordo che, quando ero bambina negli anni ’60, si faceva la spesa tutti i giorni, acquistando solo quello necessario per la giornata. Tutto a km. 0, tutto di stagione. Se avanzava qualcosa (il pasto principale era quello del mezzogiorno, alla sera ci si arrangiava un po’) veniva immediatamente riciclato per il pasto successivo e, se proprio non si era finito tutto, veniva dato agli animali.

Poi si sono perfezionate le tecniche di conservazione, sono arrivati i frigoriferi, gli additivi chimici, e si sono presto imposte abitudini diverse. Le donne hanno incominciato a lavorare fuori casa, la spesa quotidiana non era più necessaria, si poteva fare ogni tanto e conservare comodamente in frigo le scorte. La facilità dei trasporti ha portato, sui banchi del mercato, prodotti diversi, e una scelta più ampia.

A questo punto, qualcuno ha capito che il cibo poteva diventare un business. Non era importante che noi mangiassimo tutto il cibo acquistato, l’importante era che lo comprassimo.

Il cibo diventa così attraente oltre all’aspetto dell’appetito, è desiderabile, emozionale. Si tengono i prezzi bassi per raggiungere più consumatori possibili, e per tenere i prezzi bassi, si abbassa la qualità.

Paghiamo ancora oggi i risvolti sulla salute legati a scelte di mercato volte solo al profitto.

Ma in tutto questo, il danno maggiore è culturale! Perché il cibo, una risorsa vitale, indispensabile per vivere, ha perso valore, è guardato come qualcosa di poco conto, che c’è e sempre ci sarà, a disposizione dei nostri desideri.

Prima ancora di imparare a non sprecare il cibo, dobbiamo imparare a guardarlo come qualcosa di prezioso, di inestimabile valore, così da proteggerlo e valorizzarlo fino all’ultima briciola.

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42 pensieri su “Pillola della settimana – Come siamo arrivati a sprecare così tanto

  1. Fior di Sambuco ha detto:

    Trovo devastante la predisposizione dell’uomo a voler “monetizzare” tutto, calpestando etica, sensibilità e buon senso. Io che ho vissuto l’epoca del “pane e latte” ogni giorno e “del cibo non si butta”, mi trovo a disagio, caratterialmente non sono una che “fa finta di non vedere e sapere” e questo mi rattrista, non è una novità. Sarà ripetitiva ma alla fine della lettura dei tuoi post per questo tema, ribadirò sempre che io il mio lo faccio e così spero che arrivino a farlo tutti: partendo dalla famiglia in primis, dalla scuola e dalle istituzioni che dovrebbero dare il buon esempio. C’è una gran confusione, non si possono tollerare le contraddizioni dell’informazione: prima dicono una cosa, un minuto dopo l’esatto contrario: un’offesa alla nostra intelligenza 😦

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  2. La stessa cosa di dover acquistare l’acqua, quando l’acqua dovrebbe essere un bene a disposizione di tutti, ancor prima del cibo. A me fa sempre pensare parecchio questa cosa, a casa mia non siamo mai stati abituati a comprare merendine (anche se io sono molto influenzabile e potrei comprare tutte le stupidaggini che passano alla tv!) e quindi siamo stati abituati che il cibo è importante e che non bisogna comprare solo ciò che brilla sugli scaffali. Mi piacciono queste pillole!

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  3. Purtroppo il benessere ci ha portati inevitabilmente verso una vita più “sprecona”, comunque sono convinta che in Italia da quel punto di vista siamo ancora legati ai vecchi valori, io faccio molta attenzione perchè sono stata educata così … ma più che del singolo penso che gli sprechi siano nei ristoranti o nei supermercati dove si butta un sacco di cibo … ed è un peccato mortale

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  4. Abbiamo capovolto i valori fondanti del sistema sociale originario. Un sistema, quello attuale, che mette al centro come primo obiettivo non già il benessere dell’uomo nella sua interezza ma l’accumulo di denaro che serve – certo – anche per finanziare servizi ma soprattutto per condurre vite agiate all’insegna del voglio tutto e subito. Un sistema fatto per “creare i bisogni” là dove essi non esistono nei fatti e farti sentire “diversa/inquieta” se quel bisogno non è soddisfatto.

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  5. Hai cosi ragione. Mi ricordo bene la spesa con la mamma, dal macellaio, il fruttivendolo, il panettiere…tutt i giorni. Dove abito non sarebbe neanche piu’ possibile, date le distanze ma per ovviare allo spreco, preparo una lista di menu per tutta la settimana e la mia lista della spesa si attiene solo ai menu. Niente detours su prodotti che ammiccano…

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    • Ciao! Anche per me il menu e la lista della spesa sono indispensabili, piano piano arriverà anche quel post. Ho scelto di fare articoli brevi per non risultare noiosa. Ho commentato ieri sull’articolo relativo a tornare a vivere nella città dove si è nati, risulta?

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  6. Come non essere d’accordo su quanto hai scritto e sui commenti dei vari lettori. Io ricordo, data la mia età, i vari negozi del mio quartiere e il mercato, il primo piccolo supermercato sotto casa fu una grande novità. Certamente il cambiamento dei ritmi di vita ci ha “costretti” a cambiare il modo di fare la spesa e quindi di mangiare. Però occorre dire che negli ultimi anni c’è un’inversione di tendenza, soprattutto nei giovani. Io vivo in un quartiere che ormai posso considerare universitario, dove sono nati negozi biologici, alla “spina” come le vecchie drogherie di una volta, con il mercato rionale che seppur con fatica sopravvive. Noto una scelta diversa di alimentazione e di fare acquisti. Io ho cambiato modo di cucinare, cerco di farlo gradatamente perchè lo accettino in famiglia. Vedremo 😉

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    • Grazie di questo tuo commento, molto incoraggiante. La mia analisi è finalizzata a comprendere quali processi sociali ci hanno portati a vivere senza la percezione dello spreco, e sono felice e fiduciosa quando scopro che, soprattutto tra i giovani, si allarga una coscienza precisa e rispettosa

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