Spinaci e uova gratinati al forno

Mi accorgo con stupore di non aver ancora inserito uno dei miei piatti preferiti. Un piatto che preparo con una certa regolarità non solo perché mi piace, ma perché è semplice, leggero, veloce e … non si sporca quasi niente!

Gli ingredienti per quattro persone:

  • 1 kg. di spinaci
  • 4 uova (o più)
  • 1 noce di burro
  • 4 cucchiai di Parmigiano reggiano grattuggiato
  • Cannella e/o noce moscata
  • Sale

Tempo di preparazione: 30 minuti

Tempo di cottura: 10-15 minuti

Prima di tutto bisogna preparare gli spinaci: io li privo della radice e li lascio a bagno in acqua fredda per una decina di minuti, di modo che il terriccio eventualmente ancora presente tra le foglie cominci a staccarsi. Poi li sciacquo più volte, finchè l’acqua non risulta perfettamente pulita.

Li trasferisco, grondanti, in una pentola e li faccio cuocere. Infine scolo un po’ dell’acqua in eccesso, se è troppa, faccio evaporare la rimanente, aggiungo la noce di burro e li faccio ben insaporire. Metto il sale durante la cottura.

Accendo il forno statico a 180°

Trasferisco gli spinaci, cotti e rosolati nel burro, in un tegame da forno, e li sistemo in modo da creare quattro incavi, all’interno dei quali rompo le uova.

Sopra le uova metto una bella cucchiaiata di Parmigiano grattuggiato e una spolverata di cannella o di noce moscata.

Passo in forno finchè l’albume non è ben rappreso, e servo immediatamente, caldissimi.

Strategie: Si possono preparare gli spinaci in anticipo e usarli anche freddi

Variazioni sul tema: Un piatto più ricco prevede qualche fiocchetto di burro sulle uova, o qualche pezzetto di formaggio filante – anche un avanzo. In alternativa agli spinaci, verdura invernale, vanno bene tutte le verdure a foglia verde: agretti, cicoria, bietole …

Una versione “mini”, con le uova di quaglia, diventa un perfetto antipasto.

Nella sua estrema semplicità, è un piatto molto buono, di bell’effetto, e offre il piacere di gustare il tuorlo dell’uovo semiliquido, per succulente scarpette, senza però essere fritto.

Piero della Francesca, “Pala Montefeltro”, particolare

Il consiglio di lettura è “Piccolo uovo” di Francesca Pardi e Altan, un libro per i più piccoli edito da “Lo Stampatello”, casa editrice che, con i suoi testi, si propone di spiegare inmodo semplice e immediato temi come l’omogenitorialità e l’omoaffettività

Finocchi alla parmigiana (con un tocco di classe)

finocchi alla parmigiana

Se avessi proposto questa ricetta una trentina di anni fa, avrei suggerito di stufare i finocchi in abbondante burro, poi di coprirli con una ricca besciamella e, infine, di gratinarli nel forno.

Oggi nessuno si sentirebbe più di affrontare un piatto così!

In verità io penso che ogni tanto ce lo potremmo anche permettere, ma meglio una versione più, diciamo, moderna.

Eccola.

Gli ingredienti sono per 4 persone, se contorno, o per 2 se diventa un secondo

  • 2 finocchi
  • 2 cucchiai di olio evo
  • Mezzo bicchiere di latte (scremato, o eventualmente senza lattosio)
  • Generosa spolverata di Parmigiano Reggiano invecchiato 90 mesi (ecco il tocco di classe)
  • Sale, pepe

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 20 minuti

Ho pulito i finocchi eliminando le foglie esterne e i gambi (che ho conservato per una crema di verdura), li ho lavati bene e infine affettati.

Ho scaldato l’olio in un tegame capiente, di modo che fossero quasi in un solo strato, li ho appena rosolati, poi bagnati con il latte e portati lentamente a cottura, salando quasi subito.  Infine, ho spolverato con il Parmigiano Reggiano di 90 mesi.

Il Parmigiano che si trova abitualmente ha una stagionatura variabile dai 20 ai 24 mesi, quindi con una consistenza giusta che lo rende adatto sia al consumo come formaggio da tavola, sia da grattuggiare.

I negozi meglio forniti propongono stagionature più alte, che possono arrivare a 36 e 48 mesi.

Il Parmigiano invecchiato 90 mesi si ottiene solo con un latte di altissima qualità, con una produzione scrupolosa e il rigoroso rispetto della tradizione. Il sapore è straordinariamente pieno e divampa in bocca, senza per contro rivelarsi né troppo sapido, né minimamente acido.

Il prezzo è superiore rispetto a un formaggio più giovane (ma cercarlo nella zona di produzione garantisce gradite sorprese), ma altrettanto superiore è la resa in cucina.

Solo a titolo informativo ricordo le principali differenze tra il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano.

Il Parmigiano Reggiano viene prodotto solo con latte appena munto, da animali alimentati con mangime secco, foraggio verde e fieno. Questa purezza consente di raggiungere le alte stagionature di cui parlavo.

Il Grana Padano può raccogliere in un’unica lavorazione le due mungiture giornaliere, e gli animali sono nutriti anche con insilati, un prodotto ottenuto dalla trinciatura dei cereali interi che, durante la conservazione, può sviluppare microorganismi dannosi per il prodotto. Infatti la stagionatura del Grana Padano, pur ottimo, non va oltre i 15 – 18 mesi.

Il Parmigiano prende forma …

Parmigiano-Reggiano-forme-gemelle-1

Frittata con i gambi di carciofo (ricetta antispreco)

frittata gambi di carciofo

Io, che mangerei carciofi anche dormendo, di solito non li avanzo, ma leggo spesso ricette dove si suggerisce di eliminare i gambi dei carciofi.

Qualche volta, però, capita anche a me di averne in esubero, come scrivevo il 18 maggio 2015, e ne è nata questa deliziosa frittata:

Quando ho preparato i carciofi sott’olio mi sono avanzati tutti i gambi dei carciofi. Avendone fatto 120, mi sono trovata una scorta di altrettanti gambi (forse non proprio tutti, qualcuno era troppo sottile per poterlo recuperare) da riciclare in ricette diverse.

Una parte è stata consumata subito, in pinzimonio, altri sono stati usati per fare una crema di verdura, qualcuno è servito per il risotto o il sugo della pasta.

Infine, questi sono stati usati per una gustosa frittata.

Gli ingredienti per 4-6 persone

  • 20 (circa) gambi di carciofo
  • 3 acciughe salate
  • 1 manciata di capperi
  • 5 uova
  • 1 pizzico di sale
  • 1 spicchio di aglio
  • 3 cucchiai di olio evo

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 30 minuti

Ho tagliato i gambi in pezzetti di circa un centimetro.

Ho sciacquato le acciughe sotto l’acqua corrente, e lo stesso ho fatto con i capperi, che erano sotto sale

Nella padella della frittata ho messo un velo d’acqua e altrettanto olio, a freddo ho aggiunto lo spicchio d’aglio e le acciughe. Ho acceso il fuoco e, rimescolando con un cucchiaio di legno, ho fatto sciogliere bene le acciughe.

Ho aggiunto i gambi di carciofo e ho fatto cuocere il tutto a fuoco moderato, controllando solo che non asciugasse troppo. Non ho salato.

Dato che i gambi erano stati conservati in freezer, e si sa che il freddo intenso tende a “cuocere” un po’ gli alimenti, la cottura è stata piuttosto veloce.

A cottura ultimata ho tolto lo spicchio d’aglio e aggiunto i capperi.

In un piatto fondo ho sbattuto le uova con pochissimo sale. Ho versato le uova sulla verdura  e ho fatto cuocere la frittata su un lato, quindi ho chiamato mio marito perché la girasse (io non sono capace!).

In alternativa, si può evitare di girare la frittata, basterà seguire un po’  la cottura, facendo scorrere l’uovo ancora poco rappreso verso punti di maggior calore, per un risultato omogeneo. Io preferisco questo secondo metodo perché il risultato finale è meno “fritto” e più leggero.

Ho trasferito la frittata in un piatto e l’ho servita subito.

Strategie: Potete preparare i gambi cotti in anticipo, anche molto ampio.

Variazioni sul tema: come ogni frittata, è buona calda, ma lo è altrettanto se è fredda o tiepida. A seconda delle dimensioni delle porzioni, può essere sia un secondo, più abbondante, che un antipasto, servito a spicchi sottili o quadrotti.

Vino: Chardonnay

Pablo Picasso, Donna con carciofo

picasso donna con carciofo

Insalata di rinforzo, versione 2016

insalata-di-rinforzo

Da quando ho scoperto l’insalata di rinforzo, piatto napoletano a base di cavolfiore e verdure tipico delle festività natalizie, la preparo ogni anno. E’ perfetta per la cena della vigilia, in quanto rispetta i principi del piatto magro, e se ne avanza, è ancora più buona nei giorni successivi, ed è comodissima per chi vuole fare solo uno spuntino dopo una libagione un po’ più impegnativa.

Questa versione, che ho appena sperimentato, si discosta un pochino dal piatto classico, secondo me in positivo, quindi ve la propongo.

Gli ingredienti, in proporzione:

  • 1 cavolfiore di media grandezza (il mio era viola, ma va bene anche bianco o verde)
  • 50 grammi circa di gherigli di noce
  • 3 cucchiai di capperi sotto sale, ben sciacquati
  • 3 cucchiai di aceto
  • 1 cucchiaino di aceto balsamico
  • 3 falde di pomodori secchi
  • Qualche stelo di erba cipollina
  • 6 cucchiai di olio evo
  • 1 spicchio d’aglio
  • Sale, pepe

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 20 minuti

Ho liberato il cavolfiore dalle foglie, l’ho diviso in cimette (ovviamente ho conservato il torsolo per un’altra ricetta) e l’ho messo a bagno in acqua dove ho sciolto una piccola manciata di sale fino. Questa operazione favorisce l’uscita di eventuali piccoli insetti nascosti. L’ho lasciato a bagno circa un quarto d’ora, poi l’ho cotto a vapore.

Intanto, ho preso una bella ciotola e l’ho sfregata internamente con lo spicchio d’aglio. Sul fondo, ho emulsionato l’olio con i due aceti, sale e pepe, ho aggiunto i capperi e i pomodori secchi tagliati a pezzettini, l’erba cipollina tagliuzzata.

Ho tostato le noci in un padellino: sono pronte quando cominciano a emanare il loro profumo.

Appena il cavolfiore è stato cotto al dente, ancora caldo l’ho trasferito nella ciotola, ho rimescolato accuratamente e completato con le noci.

Avete già fatto l’albero? A Rio de Janeiro lo fanno così

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Chips di bucce di patate

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Ecco, mi sembra già di sentire qualcuno ridere di cuore e pensare: ecco la solita genovese che non butta via niente!

Ebbene sì, ho provato a recuperare anche le bucce delle patate (fresche, ora è stagione) e il risultato è stato ottimo.

Devo dire, per correttezza, che l’idea di partenza è arrivata da mia sorella Laura, ultimamente attiva collaboratrice per quanto solo in via telematica: abitiamo in città diverse, quindi gli scambi sono spesso affidati a messaggi o, più spesso, innumerevoli whatapp pieni di foto e appunti.

Non ci sono dosi precise, si possono fare ogni volta che servono le patate sbucciate (per un purè, per un minestrone). E’ fondamentale lavarle molto molto bene, poi asciugarle, recuperare le bucce, appoggiarle su un tegame da forno foderato con l’apposita carta, condirle con un filo di olio, sale, poco parmigiano grattuggiato e qualche spezia a piacere: paprika, peperoncino, curcuma, rosmarino ….

Si passano in forno statico a 180 gradi per 15 – 20 minuti, finchè diventano belle croccanti.

Che vi devo dire: sono anche meglio delle patatine, provare per credere!

Attenzione! Stefan mi fa notare che nella buccia delle patate è concentrata la solanina,  un alcaloide glicosidico tossico. Mangiamole, ma senza esagerare 🙂