Frittata con porri e fave di cacao


frittata porri e fave di cacao

Una semplicissima frittata cotta al forno, che presenta l’incontro di due ingredienti solo apparentemente estranei.

Le fave di cacao, di solito associate a ricette dolci, sono in realtà amare, persino vagamente acide

Il porro, che invece utilizziamo per ricette salate, una volta cotto ha un sapore dolcissimo

E l’accostamento rivela un sapore nuovo, pieno.

Gli ingredienti:

  • 2 porri
  • 1 bella manciata di fave di cacao
  • 4 uova
  • 100 grammi di ricotta
  • 3 cucchiai di Parmigiano reggiano grattuggiato
  • 2 cucchiai di olio evo
  • Sale

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 15 minuti + 30 minuti in forno

Ho pulito i porri eliminando le estremità e conservandone quanto più possibile, li ho tagliati a rondelle, li ho messi in un tegame con l’olio e qualche cucchiaio di acqua e li ho fatti cuocere su fuoco dolce, mescolandoli spesso per disfarli.

Intanto, nel mixer, ho tritato le fave di cacao

Ho acceso il forno statico a 180°

In un piatto ho sbattuto le uova con la ricotta, ho salato leggermente e completato con il Parmigiano grattuggiato. Ho aggiunto i porri e le fave di cacao tritate, miscelato bene il tutto e travasato in un tegame da forno appena unto (in realtà io ne ho usato uno in silicone, che non richiede nessuna preparazione).

La frittata è pronta dopo circa mezz’ora, quando si presenta ben dorata e gonfia

E’ un secondo piatto, ma tagliata a porzioni più piccole diventa un antipasto o un accompagnamento per l’aperitivo, visto che è ottima anche fredda (come ogni frittata!)

Strategie: Si possono cuocere i porri in anticipo. Del porro, si può utilizzare (anche) la parte più scura, e meno tenera: avrà solo bisogno di cuocere un po’ di più.

Vino: Vermentino di Gallura

Il consiglio di lettura è “Cioccolata a colazione” di Pamela Moore. Pubblicato nel 1956, anticipa le esigenze femminili di trovare un posto nel mondo, slegato dai tradizionali doveri materni e famigliari.

cioccolata a colazione

 

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Ketchup


ketchup

Io ho fatto la salsa di pomodoro. Mia sorella Laura, che in cucina è molto più brava di me e soprattutto ha molta più fantasia, ha fatto (anche) il ketchup.

Non nascondo che non ci avevo mai pensato, forse perché si tratta di una salsa che non entra nella mia tradizione, che uso pochissimo. I miei figli, poi, hanno da tempo superato l’adolescenza, e hanno abbandonato i panini di ispirazione americana e le relative patatine fritte.

Penso però che chi ha ragazzi giovani in casa, o semplicemente gusti diversi, possa essere interessato a prepararlo in casa. Una salsa che, se comprata, ha tutta l’aria di essere fatta con ingredienti di bassissima qualità, se fatta in casa diventa un buon nutriente a base di pomodoro e altre verdure.

Ecco gli ingredienti e il procedimento come mi è stato spiegato da Laura, per una resa di 6 vasetti da 250 grammi:

  • 2,5 chili di pomodori maturi
  • ½ chilo di cipolle
  • 3 gambi di sedano
  • 50 g. di zucchero di canna
  • 100 g. di zucchero semolato
  • 200 ml. di aceto
  • ½ cucchiaio di senape in polvere
  • ½ cucchiaio di paprika dolce
  • Sale

Prima di tutto bisogna lavare bene i pomodori, sbollentarli per qualche secondo in acqua bollente, scolarli con un mestolo forato e sbucciarli. Quindi tagliarli a metà per eliminare i semi e trasferirli in una pentola antiaderente.

Pulire cipolla e sedano poi, lavarli bene, tagliarli a tocchetti e aggiungerli ai pomodori.

Cuocere il tutto per circa venti minuti a cominciare dal bollore, spegnere il fuoco e passare tutto con il passaverdura, quindi rifinire con il frullatore a immersione. Aggiungere la senape, i due zuccheri, l’aceto e la paprika. Cuocere ancora per 40 minuti.

Trasferire la salsa così preparata (e bollente) in vasetti ben puliti e asciutti, chiuderli ermeticamente, porli rovesciati per favorire il sottovuoto. Quando i barattoli sono perfettamente freddi, la salsa è pronta.

Anche se, come dicevo, io ne consumo pochissima, ho pensato che la preparerò perché mi sembra una buona idea-regalo non solo per le amiche.

hamburger

 

 

Cronologia di una pizza (e di una focaccia)


pizza con lievito madre

Nel week end, ho fatto la pizza con il lievito madre. Dico “nel week end” perché c’è andato tutto il tempo.  Però il risultato finale è stato così buono, che lo racconto passo per passo, sperando che qualcuno abbia voglia, magari in un fine settimana più tranquillo, di provare a farla. Nel contempo, cerco di dare un’idea di quelli che possono essere i tempi migliori per la lievitazione, e questo vale anche per il pane.

Devo dire che la pasta della pizza fatta con il lievito madre ha davvero un sapore diverso, come più pulito. Se a questo aggiungete la straordinaria leggerezza, vedrete che vale veramente la pena, ogni tanto, stare un po’ di più in cucina.

Allora, si parte:

Sabato, ore 10: rinfresco il lievito madre, con pari peso di farina, metà peso scarso di acqua e un cucchiaino raso di miele. Appena è ben amalgamato, lo divido a metà: una parte nel vasetto (che tornerà in frigo dopo circa mezz’ora) e una parte in una ciotola, fuori dal frigo, coperta con un foglio di pellicola (o con il tappo della ciotola, se lo avete).

Sabato, ore 14: Faccio l’impasto vero e proprio, e non avendo altra farina in casa, uso solo la Manitoba. Peso il lievito, che è circa 100 grammi, quindi calcolo 400 grammi di farina. So già che sarà sufficiente per due pizze, a me piace sottile. Impasto lievito, farina, sale, un cucchiaino di malto, due cucchiai d’olio evo e acqua quanta ne serve. Alla fine l’impasto è morbidissimo, tende leggermente (molto leggermente) ad appiccicarsi alle mani. Corpo con la pellicola e lo lascio qualche ora a temperatura ambiente.

Sabato, ore 18: trasferisco l’impasto in frigorifero.

Domenica, ore 13: Come dicono in Sicilia (e mi piace moltissimo), esco l’impasto dal frigo, lo estraggo dalla ciotola e lo stendo in forma di rettangolo, con le mani, grossolanamente. Piego, sempre in modo approssimativo, il rettangolo in tre per il lungo, e poi in tre per l’altro verso. Ottengo una specie di panetto, che rimetto nella ciotola, chiudo e lascio fuori dal frigo.

Domenica, ore 18: Prendo l’impasto con molta delicatezza, lo divido in due parti e lo stendo nelle teglie; questa volta tiro molto bene la pasta perché desidero avere una sfoglia, anzi due, ben sottili. Ricordo che l’attenzione a maneggiare l’impasto con delicatezza serve perché così la sfoglia non “torna indietro”, mentre la si stende. Lascio lievitare la sfoglia così, scoperta.

Domenica, ore 19. Finalmente si farciscono le pizze! Ne faccio una tradizionale, tipo Margherita, con passata di pomodoro, mozzarella, qualche oliva denocciolata, due pizzichi di sale e un filo d’olio. Sulla seconda metto cipolla rossa tagliata a velo, sale grosso e olio. Avevo già acceso il forno a 230°, cuocio insieme le due pizze usando il forno ventilato. Dopo circa 15-20 minuti le pizze sono pronte, la pasta è ben colorita e la mozzarella si è quasi fusa.

Il rischio è mangiarsene una teglia da soli. Ma se riuscite ad avanzarne un po’, il giorno successivo è ancora freschissima.

focaccia con cipolla