La zuppa di pesce di Santorini


 

Cari amici che mi leggete e commentate e mi fate tanta compagnia, devo scusarmi per la mia latitanza sia qui che nel leggere i vostri post.

Quando ho scritto l’insalata greca, che in quel frangente intendevo un misto di quello che avevo visto in viaggio, qualcuno si è giustamente lamentato perchè aspettava una ricettina, che non c’era. Beh, l’insalata greca è presto fatta: pomodori, cetrioli, cipolla, feta, olio, origano: tutto rigorosamente greco e, se non è greco, tutto rigorosamente sceltissimo e buono. Un’insalata così, perfetta dopo una giornata torrida, anche se semplice, è una vera prelibatezza.

Detto questo, sappiate che non sono ancora riuscita a cucinare niente di greco, nè di buono, ultimamente; fa troppo caldo e sto lontana dai fornelli più che posso.

Per farmi perdonare, vi lascio la ricetta di questa squisita zuppa di pesce che ho assaggiato a Santorini. Molto diversa dalle zuppe nostrane, ha il pregio di esaltare in modo particolare il sapore del pesce. Non posso raccontarvi la mia versione perchè, come dicevo, non ho ancora provato a farla. Ho però acquistato, proprio a Santorini, una simpatica raccolta di ricette dove compare anche una zuppa che mi sembra proprio possa essere lei.

Buon appetito a chi vorrà cimentarsi. Io vado a cercare dove si è nascosta la mia voglia di cucinare 😉

 

Salmone ai mirtilli (ovvero, il senso dell’Azienda Usl di Modena per la promozione della salute)


La settimana scorsa ho visitato la fiera dell’Economia Montana a Pavullo nel Frignano, mia posto del cuore immerso nell’Appennino modenese.

Mi sono fermata allo stand dell’Azienda USL di Modena, attratta dalle informazioni esposte sui vaccini (recentemente è stato molto ampliato il numero di quelli obbligatori, e volevo capirne di più), e sono stata accolta da due deliziose signore, gentilissime e molto preparate. Non solo hanno esaudito ogni mia curiosità, ma mi hanno raccontato i numerosi progetti per la promozione della salute avviati dalla Usl di Modena, supportati da materiale informativo chiaro ed efficace.

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Guardate questi oggetti, a disposizione del pubblico: belli, utili e molto precisi!

disco orario

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In tutto questo, sono riuscita a trovare le schede di alcune ricette dove il protagonista è il mirtillo nero dell’Appennino, piccolo frutto spontaneo di grande qualità terapeutiche (un toccasana per la circolazione) e molto, molto buono.

Ho scelto di preparare questi filetti di salmone, incuriosita da un connubio poco consueto.

Gli ingredienti per due persone:

  • 2 filetti di salmone, meglio con la pelle
  • 5 cucchiai di mirtilli al naturale conservati nel loro sciroppo (purtroppo in questo periodo dell’anno non ci sono ancora quelli freschi) + qualche mirtillo per guarnire
  • 2 cucchiai di olio evo
  • Il succo di mezzo limone
  • Foglioline di aneto
  • Sale (poco)

La preparazione è molto veloce, come sempre con il pesce, ma vanno fatti al momento di consumarli.

Per prima cosa, mettete in un pentolino i cinque cucchiai di mirtilli e succo e fateli bollire qualche minuto, schiacciandoli con il dorso di un cucchiaio, di modo da ridurli più o meno in una crema

Versate l’olio in un tegame che contenga entrambi i filetti, appoggiateli dalla parte della pelle (se c’è) e rosolateli un paio di minuti a fuoco dolce. Intanto spremete sopra il succo del limone e aggiungete le foglioline di aneto.

Girate i filetti e fateli cuocere ancora un paio di minuti, quindi rivoltateli ancora e controllate la cottura. Se vi sembrano molto indietro lasciateli cuocere ancora un pochino, ma con attenzione, per evitare che si asciughino troppo. Salate leggermente.

Trasferire i filetti nei piatti e versare sopra la salsa di mirtilli.

Assaggiate, sono buonissimi! L’incontro tra il dolce salmone e il mirtillo lievemente acidulo offre un equilibrio perfetto.

In agosto sarà da rifare con i mirtilli freschi, quelli originali dell’Appennino modenese.

Eccomi nello stand:

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Dimenticavo … buona estate!

 

Pasta con foglie di rapanelli e pomodori


pasta foglie di rapanello

Continuano i miei esperimenti con il recupero delle foglie dei rapanelli. Un’esperienza che ho l’onore di condividere con Stefan Gourmet

Qui ho preparato un sughino per la pasta, molto buono (secondo me), con un dettaglio del gusto leggermente sorprendente.

La presenza delle foglie di rapanello non aggiunge un particolare sapore al piatto, ma smorza l’acidità del pomodoro, che risulta così più pieno nel gusto e meno dolce.

Gli ingredienti sono di facile intuizione:

  • 320 grammi di pasta corta (più indicata degli spaghetti
  • 350 grammi (circa) di pomodorini
  • 1 mazzo di foglie di rapanello
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 manciata di anacardi
  • Olio evo
  • Sale

Tempo di preparazione e cottura: 30 minuti

E’ una pasta velocissima, ho incominciato mettendo subito sul fornello l’acqua per la pasta.

Ho messo a bagno le foglie di rapanello e i pomodori, e ho poi sciacquato tutto molto bene – nelle foglie c’è sempre parecchia terra.

In un tegame che potesse, poi, contenere anche la pasta, ho versato un paio di giri d’olio, ho fatto soffriggere lo spicchio d’aglio (sapete come si fa, vero? Si inclina il tegame di modo da raccogliere l’olio e far dorare l’aglio, che così non brucia).

Ho aggiunto le foglie di rapanello, appena tagliuzzate, e quando le ho viste appassite ho messo i pomodori tagliati a metà, o a quarti quelli un pochino più grossi. Ho salato.

Quando i pomodori sono stati quasi sfatti ho aggiunto gli anacardi, che devono cuocere poco perché sono molto teneri e perdono di croccantezza.

Nel frattempo ho cotto la pasta, l’ho ben scolata e fatta saltare pochi attimi nel sughetto.

Io propongo sempre il Parmigiano a parte, ma ci sta bene.

Semplice, economica, veloce … what else?

Mi accorgo di aver trascurato i consigli di lettura. Questo è un libro che ho trovato bellissimo nel testo ed estremamente chiaro nella cronaca storica. In onore di Stefan.

Il mondo di ieri

 

 

Torta salata allo yogourt e alle foglie di rapanello


 

torta salata con foglie di ravanello

Questa torta mi ha riempita di soddisfazione! Quando si acquistano i rapanelli, di solito si pagano a mazzo, e spesso si buttano le foglie. Non questa volta! Ne ho comprati tre mazzi, che avevano foglie freschissime, ben tese, dalla superficie leggermente lanuginosa.
Ho staccato i rapanelli e li ho conservati per consumarli, crudi, in insalata, ma con le foglie ho preparato questo buonissimo, ed economico, piatto.
Gli ingredienti per una teglia del diametro di circa 22 cm.:
3 mazzi di rapanelli, solo le FOGLIE
• 1 rapanello per decorare
• 1 piccola cipolla
• 3 uova
• 2 cucchiai di parmigiano reggiano grattuggiato
• 2 cucchiai di olio evo
• 1 vasetto di yogourt
• Sale
• Semi (di zucca, di girasole …) a piacere
Tempo di preparazione: 20 minuti
Tempo di cottura: 25 minuti

foglie di rapanelloIl procedimento è il solito delle torte salate di verdura: dopo aver ben lavato e tagliuzzato le foglie con il coltello di ceramica, le ho saltate nell’olio con una piccola cipolla affettata finemente, finchè non le ho viste ben appassite. Ho salato durante la cottura.
Ho acceso il forno, statico, a 180°
Ho sbattuto le uova con lo yogourt, il parmigiano, ancora un pochino di sale e i semi (facoltativi, servono a dare un po’ di croccantezza al composto).
Ho aggiunto le foglie di rapanello e la cipolla, mescolando bene.
Ho versato il tutto in una teglia leggermente unta e, con un rapanello affettato, ho disegnato una piccola decorazione – e una nota di colore.
Ho messo in forno finchè la superficie non si è presentata ben dorata e gonfia.
Fidatevi, è molto buona! Le foglie di rapanello hanno un sapore delicato, appena piccante, che rende questa torta un pochino diversa dai solito sapori, senza però rivoluzionarli.
Strategie: Le foglie di rapanello appassiscono in fretta, vanno quindi lavorate al più presto.
L’uso dello yogourt, al posto di un formaggio cremoso, rende questo piatto adatto anche per chi è intollerante al lattosio.
Variazioni sul tema: Per rendere questo piatto ancora più “antispreco”, al posto della cipolla si possono usare le parti più scure di un porro o di un cipollotto.

Il consiglio di lettura è “Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli. Dopo averlo letto, il mondo comincerà ad apparirvi un po’ diverso

sette brevi lezioni di fisica

Farro (cotto a risotto) con gambi di cipollotto e nocciole


Siamo a maggio ma, almeno fino a qualche giorno fa, sembrava novembre. Pioggia, freddino, qualcuno aveva ancora i termosifoni accesi la sera.

Ecco allora un bel piattino autunnal – primaverile, da giocarsi per il periodo, che mi sono inventata sempre con l’obiettivo di proporre qualcosa di buono, sano, semplice, con un tocco antispreco.

Ingredienti:

  • 320 grami di farro (che si può benissimo sostituire con il riso)
  • 3 gambi di cipollotti
  • 1 manciata piena di nocciole
  • Brodo di dado home made
  • 2 + 2 cucchiai d’olio evo
  • Parmigiano reggiano grattuggiato a piacere

Tempo di preparazione e cottura: 30 minuti

Dai gambi dei cipollotti, ho recuperato la parte centrale, più tonica e sana, che ho ben lavato e tagliato a rondelle.

Ho fatto soffriggere dolcemente nei 2 cucchiai d’olio, con l’aggiunta di altrettanta acqua, e quando sono stati teneri (ci mettono davvero pochi minuti) ho aggiunto il farro sciacquato. Ho bagnato con acqua bollente dove avevo sciolto un cucchiaio di dado, e ho portato a cottura esattamente come si fa con il risotto.

Intanto, ho tritato grossolanamente le nocciole, che ho aggiunto alla fine, a piatto bollente, ma a fuoco spento.

Ho servito subito, ben caldo (anche per la stagione!), sebbene il farro tolleri bene qualche minuto di riposo. Parmigiano a parte per chi non può farne a meno.

 

 

Strategie: Come tutti i resti delle verdure, anche i gambi dei cipollotti sono possono congelare, puliti, e conservare in freezer fin quando non ci servono.

Variazioni sul tema: Come dicevo, questo piatto si può fare anche con il riso, secondo il procedimento di un normale risotto. L’uso del farro lo rende un po’ meno vincolato a essere solo un “primo piatto”, ma in sostanza non cambia molto.

Vino: Vermentino della Riviera Ligure di Ponente

Il consiglio letterario legato a questa ricetta è “Di viole e liquirizia”, un delizioso romanzo di Nico Orengo ambientato nelle Langhe, terra preziosa per la coltura delle nocciole più pregiate.